giovedì, novembre 23, 2006

Capitolo 2

Day 1

Ore 00.20: Scesi dall’aereo i sette ragazzi si godono il primo cicchino “Spagnolo”, dopo aver inviato alle persone più care notizie sul proprio arrivo e sulla propria salute.
Subito nelle loro stravolte menti entra il panico, panico misto a terrore, terrore misto a insolita curiosità. Gli zaini che fine avranno mai fatto?
Accortasi del folle pensiero, corsero verso il ritiro bagagli, sperando che la dea tuch, fosse con loro anche quella sera.
I più elettrici erano il Cek, Tommy e Gioff che come tre stolti non avevano fatto impaccare i loro bagagli. Gli altri sembravano più sereni, ma lungo le loro sinuose spine dorsali un brivido gelido scese, quando quel macchinario si iniziò a muovere e i primi bagagli iniziarono a fare capolino.
Il primo ad arrivare, stranamente, fu quello del Cek, ormai salvo che levando un grosso respiro, urlò: “Finalmente Deh..!!”
Il secondo fu di Alex, che era il più tranquillo, anche perché se non ritrovava il suo bagaglio, tornava a Malpensa per picchiare quelli che lo avevano impaccato.
Il terzo e il quarto arrivarono simultaneamente. Jack e Pera erano destinati a gioire.
Tommy li seguì a ruota, così come Gioff.
La tensione si faceva alle stelle. Rimaneva un solo bagaglio che non era per ora giunto a destinazione, quello di Levy, che quel giorno lo ricorderà per il più sfigato della sua vita.
Finalmente una massa fucsia uscì dal buio. Il tapiluran lo portò nelle mani del suo padrone, ormai festante.
Ore 01.15: Usciti dall’aeroporto, dopo aver cercato per circa 30 minuti un Tabacchi all’interno aperto, Tommy e gli altri erano all’affannosa ricerca di un taxi.
Appena varcata la soglia, un serpente di taxi gli appariva davanti. Vi erano circa 50 taxi, se non di più. Tutti in fila appassionatamente, come se fossero alla cassa di un supermercato ad aspettare il proprio turno.
Erano in sette, un taxi non bastava. Saliti sui primi due, indicarono all’autista il percorso per arrivare all’ostello che avevano prenotato. Inizialmente ci fu un po’ di confusione e l’autista faceva fatica a capire, ma appena saputa la via precisa, li fece salire in macchina. Tutti e due i Taxi erano muniti di GPS, anche perché entrambi gli autisti facevano un po’ di fatica, mentalmente dico.
I sette giovani si divisero nei due Taxi: Alex, Pera, Jack e Levy da un parte, Gioff, Peda e Cek dall’altra.
Dovete sapere che i taxisti in Spagna, o almeno a Barcellona, hanno una concezione diversa delle norme della strada rispetto a quelli italiani.
Vi spiego brevemente come funziona: velocità minima 100 km/h (quella sera il taxi andò anche a 140), semafori rossi che per loro sono verdi (quella sera ne bucò 3), uso del clacson spropositato, scelta di strade alternative inspiegabili.
Fatto sta che i nostri amici sbarcarono alla stazione della Metro Maragall e se la dovettero fare tutta a piedi, e si sta parlando di una pettata in salita di un chilometro con 30 kg sul groppone. Non una sensazione piacevole.
Appena giunsero in prossimità dell’ostello, ormai sudati e stravolti, fecero un respiro di sollievo. Erano insieme e malgrado tutto erano a Barcellona.
Si voltarono, ed essendo l’ostello in periferia di Barcellona un po’ elevata, notarono il paesaggio della città di notte.
Milioni di luci scintillavano e si snodavano nella tranquillità della notte. Morfeo non aveva ancora preso il sopravvento su quella città magica ed incantata.
Ore 02.20: Arrivo all'ostello
Una tipa li aspettava lì da un'ora...perchè sapeva da un'email che Cek aveva mandato prima di partire che l'aereo sarebbe atterrato alle 00.10 e che quindi sarebbero arrivati all'ostello intorno alle 01.30...Non fu così perchè tra una cosa e l'altra giunsero solo alle 02.20.
Bisogna dire che comunque a quell'ora vi era ancora molta gente sveglia nell'edficio.
La facciata era color panna con qualche sfumatura azzurra; si presentava bene ai nuovi arrivati, che entrarono con un pò di timore, seguendo questa ragazza, che aveva un accento particolare, tra l'italiano e il catalano. Parlava poco, ma capiva tutto...purtroppo.
Non ricordo bene come andò, ma so solo che, firmate le varie carte, i sette ragazzi, salutati i vari personaggi che parlavano nel terrazzone, salirono nella loro stanza.
Vi erano 4 letti a castello, posti in posizioni inimmaginabili, ed accanto una specie di cassetta di sicurezza metallica. Chiaramente il bagno era unico per tutto il piano.
La cosa che sorprese molto i ragazzi fu il fatto che la porta non avesse serratura e quindi di conseguenza neanche una chiave con cui chiuderla.
Inoltre Alex andando in bagno per lavarsi prima di mettersi a letto, notò che non vi era la doccia. Panico..soprattutto da parte sua che minimo si fa la doccia 3 volte al giorno. Si lavò le parti basse e perfino i piedi nel lavandino. Una scena orrenda ma almeno non puzzava come gli altri...
Dopo i vari moccoli, tornò in stanza ed annunciò la tragica notizia.
Ore 03.15: Finalmente a letto.
La notte porta via tutti gli affanni e le fatiche. La luna brillava nel cielo spagnolo. Fumato l'ultimo cicchino, Jack spense la luce e augurò a tutti una buona notte. Dentro alla sua testa iniziarono a girare vorticosamente molte emozioni tutte insieme. Malinconia mista a goia.La cosa peggiore che gli potesse accadere. Poi sentì Gioff russare e allora sorrise.
La notte porta via tutti gli affanni e le fatiche, buonanotte ragazzi.