venerdì, novembre 03, 2006

Diario - Capitolo 1

$b in Spain

Fumar puede matar..! - Diario di un interrail in Spagna e Portogallo di un gruppo di amici fiorentini

Day 0

Ore 7.30: Svegliato con rabbia dalle varie sveglie e dai raggi del sole che entravano dalle serrande chiuse male la sera prima, Jack, stravolto per la sera precedente, sorseggiava il suo caffè pensando al viaggio che lo attendeva, un viaggio che aveva già in testa da molti mesi come un film. Tutto doveva essere così come se lo era immaginato.
Nello stesso tempo, Tommy era ancora nel mondo dei sogni, ignaro di tutto ciò che gli stava intorno.
Levy, dopo la sua consueta doccia mattutina, stava fumando sonnacchiosamente una sigaretta, pensando alla sua ragazza che non avrebbe rivisto per lungo tempo. Una lacrime cadde sul pavimento.
Alex, salutò con un grosso bacio sua madre ancora a letto, e uscì di casa. Salì in sella alla bici,pensando se aveva scordato qualcosa da mettere nel suo zaino vietnamita.
Giof, dopo aver fatto colazione ed aver preparato alla meno peggio il suo sacco, uscì di casa. Aveva fissato alle 8.00 in piazza cn il Pera ed era come suo solito in ritardo.
Il Pera era andato a fare colazione al bar, come ogni mattina, sempre munito di gazza. Sapeva di essere in ritardo all'appuntamento con Giof ma inconsapevole che lui si fosse appena svegliato. Prese il suo zaino e si avviò verso la piazza che era lì a due passi.
Cek era in pigiama sul suo divano..lo sguardo era fisso sul nulla....viaggava con la mente, aspettando che il caffè fosse pronto. In casa sua era l'unico alzato e un senso di malinconia lo pervase.
Tutto sembrava andare liscio, ma questi sette ragazzi non sapevano che quel giorno il loro modo di pensare, di agire sarebbe cambiato.
Alle 8.15 di una mattina fredda e ancora dormiente, i ragazzi erano tutti alla stazione di Campo Marte. Parlavano del più e del meno, forse della canna che si erano fatti tutti insime la sera prima per festeggiare il Pera, forse del bicchiere bevuto di troppo di Tommy che ancora non si era presentato all'appuntamento.
La gente cercava di non pensare al viaggio, cercava di rimanere serena e tranquilla. Per alcuni era il primo viaggio da soli, per altri vi era solo la preoccupazione di allontanarsi dalle cose più care.
Il treno arrivò verso le 8.20, pochi minuti dopo l'arrivo trapelato di Tommy ancora molto scosso dalla sbornia della sera prima.
Avevano prenotato un mese prima quel treno...costava poco e arrivava veloce a Milano.
I sette ragazzi si misero a sedere, trovarono facilmente posto anche se il problema principale stava nel sistemare gli zaini.Le altre persone li osservavano come corvi, sguardo fisso e torto, come a voler dire "Guarda sti poeracci,che pensano di fare??"...,mentre cercavano un metodo per sistemare in maniera meno ingombrante i propri bagagli.
Dopo essersi messi a sedere, Alex e Levy tirarono fuori i loro lettori mp3 e iniziarono ad ascoltare un pò di "sana" musica: finirono per addormentarsi...
Cek e Jack, legati dalla passione per le carte, iniziarono una breve partita a briscola, ma anche qui finirono per incazzarsi a vicenda: troppo fortunato il Cek, troppo sfigato Jack.
Giof si addormentò non appena mise la testa sul "cuscinetto" del sedile del treno, mentre il Pera e Tommy finirono per addentrarsi in una discussione troppo intellettuale per loro;discorso nato dopo aver letto un articolo su City, giornale gratuito che i due amici avevano scippato pochi minuti prima ad un passeggero.
Erano passate quasi due ore nella noia più totale, finchè dal sedile davanti a quello utilizzato da Cek e da Jack per giocare a carte, sbucò una testa di un ragazzo.Era abbastanza giovane, sui 21-22 anni, capelli castano chiari. Si trovava nella stessa situazione critica dei due ragazzi, che nel frattempo lo guardavano con sguardo sospetto.
Egli allora si rivolse a loro: "Ce la facciamo una partita??" I due ragazzi, presi dall'eccitazione perchè finalmente avevano qualcosa da fare, accettarono.
Il ragazzo a prima vista sembrava simpatico e disponibile al dialogo, anche se sicuramente non veniva dalle stesse parti dei due ragazzi...Si sentiva da come parlava che era del Sud, forse di Napoli.
I tre ragazzi si misero a parlare di dove andassero e di che cosa avessero intenzione di fare appena giunti nelle rispettive mete.
Il ragazzo andava a Malpensa per poi prendere l'aereo per la Germania, non la stessa sorte toccava ai nostri protagonisti, che invece sarebbero giunti nella tarda nottata a Barcellona.
L'ultima ora di questo interminabile viaggio passò rapidamente e i ragazzi arrivarono sani e salvi verso le 11.15 a Milano.
Dovete sapere che a Milano proprio quel giorno vi era un tempo di merda. Fulmini,lampi, pioggia che scendeva copiosa e anche grandine. Naturalmente i sette giovani non se l'aspettavano poichè fino alla sera prima a Firenze c'erano 30 gradi,e la pioggia era l'ultima cosa che gli poteva venire in mente.
Arrivò il freddo, quello che ti spezza le gambe. In più una fitta grandide scese a terra.I sette ragazzi, appena scesi dal treno, si si misero addosso ciò che di più caldo avevano (felpe, maglioni, ombrelli,e perfino keway..!!)e si mossero barcollando verso una panchina:erano stanchi e un pò confusi.
Tutto ad un tratto, tutto cambiò. Dio spesso gioca a dadi con il mondo.
Il sole uscì dalle nere nuvole e spacco a metà il cielo; la pioggia cessò e con lei arrivò l'urlo di festa dei giovani, ormai bagnati.
Cek si girò verso la panchina dove gli altri erano seduti per fumare serenamente una sigaretta.Sulla panchina brillava una scritta: "Gesù ti amo..!!"
Conoscendo i nostri compagni, posso dirvi che questa cosa risollevò loro molto il morale.Alcuni iniziarono a bestemmiare senza motivo, altri si rotolarono in terra dalle risate. Vi sembrerà folle, ma loro lo amavano veramente, e quella scritta servì solo ad infonderli ancora più coraggio.
Spenta l'ultima sigaretta i sette ragazzi si incamminarono verso il centro della città, una città che non conoscevano assolutamente.
Il primo obbiettivo era quello di arrivare al centro di Milano; presero una metropolitana,non vi sto a raccontare come fu trovare i biglietti sennò dovrei scrivere una pagina intera, e giunsero a Milano Centrale, essendo partiti da Milano Cadorna,al confronto una stazione insignificante.
Giunti alla stazione verso le 13.00, un forte languorino allo stomaco li assalì. Discussero molto su dove andare a mangiare, ma vedendo i soldi che avevano a disposizione per 16 giorni, capirono che l'unico posto che li poteva accogliere era un fast food di notevole fama.
Accadde una cosa che sconvolse molto l'animo di Tommy ed Alex. Era la presenza di un enorme buttafuori di pelle color ebano che gentilmente apriva la porta a coloro che entravano.
Dalla scelta del panino si capisce la persona come è. Da una parte abbiamo quello pesantissimo che ti resta sullo stomaco come un sasso, tipico di Alex e Levy, poi vi sono quelli medi, ma con triplo strato di bacon e formaggio; non a caso i preferiti da Cek e Tommy, poi quelli che vogliono essere più sani, naturalmente per Jack e Pera, ed infine una misera insalatina condita male, tipico pasto by Giof.
Il pranzo fu letale. La gente non capiva dove era talmente aveva pieno lo stomaco. In quei casi esiste solo una cosa: un bel cicchino che fa passare tutto. I ragazzi uscirono, per prendere una boccata d'aria. Giof aveva fumato constantemente dalle 8 di quella mattina. Il pacchetto era vuoto. Assoldò Jack e insieme andarono a ricomprare le sacre mizze, e come è solito quando vai con Giof anche in banca a ritirare.
Non parleremo sempre di tutte le volte che Giof ritirò perchè furono davvero tante.
Zaini in spalla, i sette giunsero ben presto davanti alla stazione Centrale, dove dovevano comprare il biglietto del pullman che li doveva portare a Malpensa.
Vi era solo un piccolo problema che non avevano considerato: tra una cosa e l'altra erano le 14.00 e l'aereo per Barcellona era stato prenotato per le 22.00. Mancavano 8 ore e i nostri amici non sapevano proprio che fare.
In questa piccola discussione convinse di più la proposta di Levy, che considerando il tempo, avrebbe preferito andare subito all'aereoporto, cercando di rischiare il meno possibile di perdere l'aereo.
Comprarono il biglietto in un baracchino proprio fuori la stazione. Il venditore era un personaggio singolare.
Baffi lunghi neri, carnagione scura. Capiva a malapena l'italiano e tanto meno il fiorentino. Di origine sembrava arabo..Cercava di farsi capire con i gesti, ma nulla potè con Tommy che voleva comprare due biglietti, una cifra troppo alta per lui.
Fatto sta che solo dopo 30 minuti ne uscirono vivi e si avvinarono alla fermata di questo Malpensa Shuttle, come veniva definito nel biglietto appena acquistato.
La fermata del pullman era introvabile, o almeno lo era per loro.Insomma a Milano ci sono 3 fermate dello stesso autobus che ti portano nello stesso posto. La scelta fu difficile e complessa.
I nostri protagonisti, capeggiati da Jack e Cek, salirono sul primo. La risposta fu eloquente: "Non va bene questo, prova più avanti nell'altro pulman..!!" E così accadde per il secondo, stesso tipo di risposta e stesso tono di voce, quasi scocciato.
Chiaramente, come potete ben immaginarvi, il pullman giusto era quello più trasandato e disfatto. Sopra e intorno vi erano individui di ogni tipo. Tra loro ce n'erano due che fanno morir da ridere solo a descriverli e non a caso Alex e Levy furono i primi a commentare.
Il primo era l'autista del pullman; capelli scuri che gli scendevano fino agli occhi tenuti con un laccio a coda, orologio ben in vista, e camminata torta. Possedeva un paio di Rayban veramente da "tamarro",e li portava con una certa disinvoltura, anche se non gli era permesso per la sua età. Il suo lavoro lo faceva piuttosto male anche perchè era fisso al cellulare, chiaramenete l'ultimo modello in commercio.
Il secondo era un personaggio un pò ambiguo. Non capiremo mai che tipo di funzione avesse o quale tipo di lavoro facesse. Era fuori dal pulmann a parlare con l'autista. Carnagione olivastra, faccia butterata. Indosava un giaccone marrone e stivali ai piedi. Facevano 28 gradi quel giorno ed era vestito come se fosse diretto al polo nord.
Chiaccherava con l'autista, anche animatamente. La cosa singolare era la capigliatura. Criniera color cenere tenuta insieme in una lunghissima coda che arrivava vicino all'osso sacro. Un uomo "pessimo" che assomigliava molto ad un indiano Apache.
Vabbe a parte questo breve excursus, i sette giovani, partirono da Milano alle 14.30 e giunsero all'aereoporto di Malpensa intorno alle 15.00. Insomma sei ore al check in e sette alla partenza per Barcellona. Se non fosse per il Cek, che preso dalla paura di aver sbagliato pullman, non fidandosi dell'autista, volle scendere al Terminal 1 e anche in questo caso sbagliò in quanto il Terminal in cui l'aereo sarebbe la sera partito era il 2.
Dopo le varie offese da parte del gruppo (" Accabuuuuuuu Cek..!"), scesero finalmente dal Pulmann e si ritovarono in questo microcosmo che è Malpensa, una piccola città a 50 km da Milano.
Fatto sta che,presi i propri zaini, entrarono nell'aereoporto. Luci, rumori, valigie che vanno da una parte all'altra, negozi, masse intere di persone che aspettano il loro volo, aerei che partono, aerei che atterrano. Tutto ciò è Malpensa e i nostri ragazzi rimasero per un momento storditi da tutta questa confusione.
Trovarono velocemente il check in della loro compagnia spagnola low cost, e subito dopo andarono a prendere posto nelle panchine vicine. Il check in poteva essere fatto solo 1 ora prima della partenza, ossia alle 21.00, e quindi di conseguenza l'attesa risultò molto lunga e in certi punti noiosa.
Subito Levy e Jack si alzarono, non ne potevano già più di rimanere a sedere, e così decisero di andare a fare un giro e successivamente di fumarsi un cicchino.
Cek, seguì Tommy a ruota: aveva intenzione di farsi un altro Mac e la situazione come vedremo più avanti diventò intollerabile. Alla fine della giornata Tommy si sarebbe fatto 5 BigMac menù da MacDonald.
Il Pera, Gioff e Alex non sapendo cosa fare e annoiandosi a morte, decisero di fare paura a coloro che passavano vicino alle loro panchine. Il Pera fece finta di essere cieco e Alex impersonò la figura del pazzo; Gioff stava seduto sulla sua panca e rideva per le stronzate che facevano i suoi due amici.
Dopo circa un ora del viaggio tutti tornarono al punto di raccolta, dove vi erano le borse e sorse immediatamente un dubbio: "Gli zaini ce li facciamo impaccare o no??" - "Chi l'è con meee?" iniziò ad urlare Alex.
Alex,Pera, Jack e Levy si mossero con i propri zaini verso il punto di impacchettamento,e con 7 euro il loro zaino era diventato una mummia, in quanto fu ricoperto da una fasciatura fucsia che rendeva orribile qualcunque cosa impacchettata.A differenza di loro, Gioff, Cek e Tommy non vollero spendere soldi, o almeno non in quel modo. Stettero alla sorte.
Le 5 ore rimanenti passarono nella più inquietante noia. Fumavano, mangiavano, bestemmiavano, urlavano. Stavano molto male anche perchè erano svegli dalle 7 di quella mattina e non vedevano l'ora di arrivare in Spagna, dopo una giornata abbastanza stancante.
Ore 21.00. Check in. Finalmente i sette giovani giunsero al check in della Vueling, compagnia spagnola low cost. Avevano prenotato l'aereo 3 mesi prima e avevano trovato un ottimo aereo Milano-Barcellona a 39 euro.
Arrivano al check in non si sa come mai in ritardo, in quanto si era formata una lunga coda che finiva perfino nei bagni. Si misero in fila ed attesero. Prima di giungere in cima alla fila, ALex ricevette una chiamata inaspettata. Era sua madre che voelva sapere come era andato il viaggio fino a Milano e se avesse bisogno di qualcosa.
Alex non ci stava più con la testa,iniziò a parlarci tranquillamente, ma dopo ogni parola ci inseriva una bestemmia, urlando. Tutti i suoi amici si misero a ridere, le persone che gli stavano attorno no.
Per il check in occorreva, chiaramente il foglio stampato della prenotazione e la carta di identità di ogni passeggero. I giovani arrivarono tranquilli e sereni, quasi eccitati.
Ognuno diede ciò che serviva, fino al punto in cui non lo fece Levy. Egli non si era accorto che la sua carta d'identità non era valida per l'espatrio, e quando la ragazza al banco glielo disse, uno strappo al cuore prese il giovane. PAnico, sudore, mani che tremavano: situazione di merda.
La ragazza fu molto gentile, in quanto visti tutti e sette i ragazzi insieme, chiuse per una volta un occhio e lo lasciò passare.
Passata anche questa, i nostri amici si diressero all'area di imbarco.
Una strana atmosfera rivestì i ragazzi che erano nel mezzo tra emozione per il volo e panico. Ma la prima cosa che pervase le loro menti fu il fatto che nell’area imbarco dell’aereoporto le sigarette sarebbero costate di meno. Non fu in realtà così, in quanto solo per chi compra sigarette all’estero in altri aeroporti le tasse non vengono pagate, non sicuramente per un italiano, sennò sai quanta gente andrebbe a fare scorta.
Amareggiati e delusi, si sedettero aspettando che fosse l’ora di prendere l’aereo.
Una cosa, o meglio una persona, colpì lo sguardo di Jack in quella noia torturante. Era un uomo, ormai anziano, che stava fumando una sigaretta dentro l’area di imbarco. Jack pensò che si potesse e si accese un marlborino. Dopo poco, si rivolse di nuovo verso il tipo, e si accorse che sopra la sua testa c’era un cartello rosso fuoco con su scritto in lettere bianche enormi: “Vietato Fumare”. Spense il cicchino, lo rimise nel pacchetto e iniziò a ridere insieme agli altri che come lui, avevano notato questa scena alquanto insolita.
Ore 22.20: Arriva l’aereo.
Dopo aver fatto vedere il biglietto, i sette amici salirono su questo aereo.
Per chi è già stato su un volo low cost la cosa può sembrare anche normale.Non per loro, che presi dal panico, vista la situazione della struttura dell’aereo, presero posto con un po’ di titubanza e timore, o in certi casi anche vero e proprio terrore (Jack). Era un aereo piccolo, ma che poteva contenere circa un duecento persone. File da 4 posti. Le hostess erano gentile e anche molto carine. I commenti partirono urlati dalla voce di Alex, che sembrava molto a suo agio in un aereo.
Levy e Jack l’accusarono. Gli altri riuscirono a cavarsela alla meno peggio.
Sicuramente ciò che salvò il morale dei ragazzi, ormai a pezzi, fu una puntata dei simpson trasmessa durante il viaggio (se non ricordo male quella dei Tagliapietre), che fece addormentare Alex, e rilassare Jack e Tommy, ormai in preda al panico.
La partenza fu elettrizzante, pure l’atterraggio, fatto sta che alla fine, in 24 lunghissime ore, i nostri amici arrivarono alla loro meta: Barcellona.
Ore 24.15:Ragazzi, parte ufficialmente l’interrail: Gli $b sono in Spagna..!!

1 Comments:

Anonymous Anonimo said...

che pacco

6:04 PM  

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