Capitolo 3
Day 1
Scossi dalla sveglia del cellulare del Pera, i ragazzi si alzarono dalla loro branda.
Una luce soffusa, quasi fioca passava dalla finestra, accanto al letto di Jack.
Come accade in questi casi, tutti attendono che qualcuno si alzi prima di alzarsi pure loro.
L’attesa durò parecchi minuti, poi il più intrepido tra tutti si alzò. Fu Levy che iniziò ad urlare per richiamare gli altri all’ordine. Piano piano delle coperte si alzarono, e i nostri amici si alzarono uno ad uno.
Avrebbero voluto rimanere ancora a lungo al letto, ma vi era molte cose da vedere a Barcellona, e troppo poco tempo.
Era una bella giornata, il sole era posato in un cielo limpido, e abbracciava tutta la città con i suoi raggi.
Rifatti a fatica i letti,perchè c’era qualcuno ancora che non sapeva fare nulla (Jack), scesero al piano di sotto per vedere come si faceva a mangiare qualcosa per colazione.
Il terrazzone era deserto e alla reception non vi era la stessa tipa che gli aveva accolti. Presi dal panico, decisero di spostarsi in città per fare colazione ed iniziare a visitare un po’ quella città. All’ostello ci sarebbero ritornati solo in tarda serata.
Appena preso l’uscio della porta, vi fu un incontro alquanto insolito.
Un uomo sulla trentina che andava in giro con una ciotola di cereali in mano, li salutò (chiaramente in inglese) con molta cordialità. Cek iniziò a parlarci. Voleva sapere che razza di persona era e da dove venisse, e soprattutto cosa facesse a Barcellona. Si chiamava Max ed era russo. Si vedeva già da un primo sguardo che era russo perché mangiava con foga e soprattutto era un “nodo di uomo”.
Simpatico e cordiale, parlava a fatica l’inglese e quindi si intese subito col Cek, che non era certo un cima in questa materia ( parlava mezzo inglese masticato, mezzo fiorentino strascicato….mah.!!).
Salutatolo , i ragazzi, dopo aver studiato il tragitto da fare per arrivare nel centro di Barcellona, andarono alla fermata dell’autobus, che passava ogni 15 min. Quella mattina arrivò in maniera rapida, ma non fu così per il resto dei giorni.
Appena saliti, l’autista iniziò a dire qualcosa in catalano, con un tono di voce abbastanza irritato.
I ragazzi non capirono nulla, ma sicuramente intuirono che non erano ben accetti in quella città in quanto turisti. Partirono offese, le mamme vennero offese, imprecazioni da una parte all’altra, lungo questo autobus semivuoto.
Fatto sta dopo 40 minuti di viaggio, scesero vicino a Plaça di Catalunya.
La prima cosa fondamentale era fare colazione e soprattutto comprare i cicchini, che costavano molto meno in Spagna.
Erano tutti affamati….di nicotina.
Entrarono in un bar, abbastanza moderno che si trovava in prossimità della Plaza. La cosa che colpì i sette ragazzi non fu l'insegna moderna o il profumo che emanava all'esterno, ma bensì il distributore di sigarette all'interno, che ti invitava ad entrare.
Tommy non riuscì a resistere, e come Ulisse e i suoi compagni fu intrappolato dal canto di quella sirena incantata chiamata tabacco.
Erano circa le 10.45 di mattina e il bar era quasi totalmente pieno. Vi era un lungo bancone di legno sulla destra ed accanto il distributore di sigarette. Dal bancone le bariste ti chiedevano...chiaramente in catalano...cosa desideravi. La discussione fu tragica, ma alla fine riuscirono a capire. I tavoli erano disposti in maniera alquanto strana ed insolita. Non è che vi erano due stanze una per fumatori e una per i non-fumatori...i tavoli erano nella stessa stanza...sia fumatori che non-fumatori....mah...sono strani sti spagnoli.
Non potete immaginare la goia dei ragazzi che dopo un capuccino (alquanto penoso)...restarono a sedere e si accesero una sigaretta, tutti insieme.
Dopo aver finito di fumare la loro prima sigaretta del giorno, si incamminarono verso la Plaça e di conseguenza verso le Ramblas. Jack e Tommy, usciti dal bar, se ne accesero un'altra.
Nei pressi delle Ramblas si trovava l' HRC, un posto fantastico e delirante per gli amanti folli della musica. Chiaramente non un posto che ha la funzione di ristorarti, ma sicuramente di darti una lieve cultura musicale. Alex, Gioff, Tommy, Levy persero il capo.....Cek e Jack rimasero affascinati....al Pera gliene batteva il giusto...pensava sopratutto all'itinerario di quel giorno.
Comprarono i vari gadget e ricordi da portare a casa; chi magliette, chi bicchieri da shot, chi bacchette per batteria. Insomma comprarono il giusto necessario ed uscirono, non prima però di aver fumato un'altra sigaretta all'interno di quel tempio della musica.
Si diressero subito sulle Ramblas, che partivano da Playa della Catalunya per giungere al porto, indicato dalla statua dedicata a Cristoforo Colombo.
Queste Ramblas possono essere definite dei Vialoni, ma non avete idea di quanta gente vi era quella mattina.
Come un fiume in piena che stava per strabordare dalle sue rive, così era in quel momento la Rambla.....piena di gente, caotica, se si può dire infernale, dovevi andare avanti sgomitanto.
Lungo il suo percorso incontravi fontane, baracchini che vendevano oggetti o animali, statue di cera, statue viventi che riprendevano personaggi famosi o anche periodi dell'anno (vi era uno vestito con fiori....ricordatevelo perche ci servirà più tardi). Insomma di tutto di più come in un bazaar arabo.
Nel percorrerlo e nel fermarsi nei vari negozi (Nike e Tatoo), il sole era già giunto perfettamente sulla testa dei nostri amici, e la loro pancia iniziava a mormorare.
Avevano tutti gusti strani e differenti, e non ne potevano più di mangiare hamburger. Così decisero di dividersi, decidendo successivamente di ritrovarsi verso le 15 nello stesso punto in cui si stavano lasciando, sotto cioè un'insegna rossa.
Il problema è che lungo le Ramblas ci saranno milioni di cartelloni ed insegne rosse e fu molto difficile per i nostri amici ritrovarsi.
Ma tralasciamo quetso fatto per un attimo e parliamo del pranzo.
Jack, Levy e Giof scelsero un piccolo kebabbaro lì vicino.
Piccolo, confortevole e grazioso. Costava poco, e si mangiava tanto: meglio di così! Finiti i rispettivi panini e felafel (Giof), uscirono e si misero ad aspettare sotto uno dei tanti cartelli rossi.
Pera e Cek invece volevano fare i divi, e quindi entrarono in un ristorantino ed ordinarono una Paella: mangiato poco ma bene, e speso abbastanza. Comunque uscirono da quel posto soddisfatti e con la pancia piena, e si misero ad aspettare sotto un cartello rosso, dalla parte opposta degli altri tre.
Infine rimanevano Alex e Tommy.
Li potrei definire solo dei folli...in quanto vista l'insegna di Burger King, entrarono e, vista la novità mai provata, iniziarono ad ordinare menù a sfare.
Se vi ricordate è il sesto menù di Tommy nell'arco di due giorni. Addio fegato!
Alex iniziò a sbarellare, ma uscito dal fast food insieme a Tommy, si avvicinarono barcollando sotto un'altra insegna rossa, molto distante (ma visibile) dagli altri.
Cek e Pera videro e ben presto riconobbero Jack, Levy e Giof, ed insieme si unirono in uno stesso gruppo sotto un unico cartello rosso. Degli altri non c'era traccia.
Dovete sapere che Tommy li stava fissando da 30 minuti circa ma che essendo praticamente cieco non li riconosceva.
Vabbè alla fine tutto andò per il meglio perchè Alex li vide ed insieme al "cieco" si riaggrupparono sotto un'unica insegna rossa.
Il loro itinerario continuava, senza sosta e senza paura. Erano affascinati da quella città e da questo nuovo ambiente, in cui stavano penetrando. Interessati e curiosi, forse folli ed incoscienti, o forse solo giovani.
Scossi dalla sveglia del cellulare del Pera, i ragazzi si alzarono dalla loro branda.
Una luce soffusa, quasi fioca passava dalla finestra, accanto al letto di Jack.
Come accade in questi casi, tutti attendono che qualcuno si alzi prima di alzarsi pure loro.
L’attesa durò parecchi minuti, poi il più intrepido tra tutti si alzò. Fu Levy che iniziò ad urlare per richiamare gli altri all’ordine. Piano piano delle coperte si alzarono, e i nostri amici si alzarono uno ad uno.
Avrebbero voluto rimanere ancora a lungo al letto, ma vi era molte cose da vedere a Barcellona, e troppo poco tempo.
Era una bella giornata, il sole era posato in un cielo limpido, e abbracciava tutta la città con i suoi raggi.
Rifatti a fatica i letti,perchè c’era qualcuno ancora che non sapeva fare nulla (Jack), scesero al piano di sotto per vedere come si faceva a mangiare qualcosa per colazione.
Il terrazzone era deserto e alla reception non vi era la stessa tipa che gli aveva accolti. Presi dal panico, decisero di spostarsi in città per fare colazione ed iniziare a visitare un po’ quella città. All’ostello ci sarebbero ritornati solo in tarda serata.
Appena preso l’uscio della porta, vi fu un incontro alquanto insolito.
Un uomo sulla trentina che andava in giro con una ciotola di cereali in mano, li salutò (chiaramente in inglese) con molta cordialità. Cek iniziò a parlarci. Voleva sapere che razza di persona era e da dove venisse, e soprattutto cosa facesse a Barcellona. Si chiamava Max ed era russo. Si vedeva già da un primo sguardo che era russo perché mangiava con foga e soprattutto era un “nodo di uomo”.
Simpatico e cordiale, parlava a fatica l’inglese e quindi si intese subito col Cek, che non era certo un cima in questa materia ( parlava mezzo inglese masticato, mezzo fiorentino strascicato….mah.!!).
Salutatolo , i ragazzi, dopo aver studiato il tragitto da fare per arrivare nel centro di Barcellona, andarono alla fermata dell’autobus, che passava ogni 15 min. Quella mattina arrivò in maniera rapida, ma non fu così per il resto dei giorni.
Appena saliti, l’autista iniziò a dire qualcosa in catalano, con un tono di voce abbastanza irritato.
I ragazzi non capirono nulla, ma sicuramente intuirono che non erano ben accetti in quella città in quanto turisti. Partirono offese, le mamme vennero offese, imprecazioni da una parte all’altra, lungo questo autobus semivuoto.
Fatto sta dopo 40 minuti di viaggio, scesero vicino a Plaça di Catalunya.
La prima cosa fondamentale era fare colazione e soprattutto comprare i cicchini, che costavano molto meno in Spagna.
Erano tutti affamati….di nicotina.
Entrarono in un bar, abbastanza moderno che si trovava in prossimità della Plaza. La cosa che colpì i sette ragazzi non fu l'insegna moderna o il profumo che emanava all'esterno, ma bensì il distributore di sigarette all'interno, che ti invitava ad entrare.
Tommy non riuscì a resistere, e come Ulisse e i suoi compagni fu intrappolato dal canto di quella sirena incantata chiamata tabacco.
Erano circa le 10.45 di mattina e il bar era quasi totalmente pieno. Vi era un lungo bancone di legno sulla destra ed accanto il distributore di sigarette. Dal bancone le bariste ti chiedevano...chiaramente in catalano...cosa desideravi. La discussione fu tragica, ma alla fine riuscirono a capire. I tavoli erano disposti in maniera alquanto strana ed insolita. Non è che vi erano due stanze una per fumatori e una per i non-fumatori...i tavoli erano nella stessa stanza...sia fumatori che non-fumatori....mah...sono strani sti spagnoli.
Non potete immaginare la goia dei ragazzi che dopo un capuccino (alquanto penoso)...restarono a sedere e si accesero una sigaretta, tutti insieme.
Dopo aver finito di fumare la loro prima sigaretta del giorno, si incamminarono verso la Plaça e di conseguenza verso le Ramblas. Jack e Tommy, usciti dal bar, se ne accesero un'altra.
Nei pressi delle Ramblas si trovava l' HRC, un posto fantastico e delirante per gli amanti folli della musica. Chiaramente non un posto che ha la funzione di ristorarti, ma sicuramente di darti una lieve cultura musicale. Alex, Gioff, Tommy, Levy persero il capo.....Cek e Jack rimasero affascinati....al Pera gliene batteva il giusto...pensava sopratutto all'itinerario di quel giorno.
Comprarono i vari gadget e ricordi da portare a casa; chi magliette, chi bicchieri da shot, chi bacchette per batteria. Insomma comprarono il giusto necessario ed uscirono, non prima però di aver fumato un'altra sigaretta all'interno di quel tempio della musica.
Si diressero subito sulle Ramblas, che partivano da Playa della Catalunya per giungere al porto, indicato dalla statua dedicata a Cristoforo Colombo.
Queste Ramblas possono essere definite dei Vialoni, ma non avete idea di quanta gente vi era quella mattina.
Come un fiume in piena che stava per strabordare dalle sue rive, così era in quel momento la Rambla.....piena di gente, caotica, se si può dire infernale, dovevi andare avanti sgomitanto.
Lungo il suo percorso incontravi fontane, baracchini che vendevano oggetti o animali, statue di cera, statue viventi che riprendevano personaggi famosi o anche periodi dell'anno (vi era uno vestito con fiori....ricordatevelo perche ci servirà più tardi). Insomma di tutto di più come in un bazaar arabo.
Nel percorrerlo e nel fermarsi nei vari negozi (Nike e Tatoo), il sole era già giunto perfettamente sulla testa dei nostri amici, e la loro pancia iniziava a mormorare.
Avevano tutti gusti strani e differenti, e non ne potevano più di mangiare hamburger. Così decisero di dividersi, decidendo successivamente di ritrovarsi verso le 15 nello stesso punto in cui si stavano lasciando, sotto cioè un'insegna rossa.
Il problema è che lungo le Ramblas ci saranno milioni di cartelloni ed insegne rosse e fu molto difficile per i nostri amici ritrovarsi.
Ma tralasciamo quetso fatto per un attimo e parliamo del pranzo.
Jack, Levy e Giof scelsero un piccolo kebabbaro lì vicino.
Piccolo, confortevole e grazioso. Costava poco, e si mangiava tanto: meglio di così! Finiti i rispettivi panini e felafel (Giof), uscirono e si misero ad aspettare sotto uno dei tanti cartelli rossi.
Pera e Cek invece volevano fare i divi, e quindi entrarono in un ristorantino ed ordinarono una Paella: mangiato poco ma bene, e speso abbastanza. Comunque uscirono da quel posto soddisfatti e con la pancia piena, e si misero ad aspettare sotto un cartello rosso, dalla parte opposta degli altri tre.
Infine rimanevano Alex e Tommy.
Li potrei definire solo dei folli...in quanto vista l'insegna di Burger King, entrarono e, vista la novità mai provata, iniziarono ad ordinare menù a sfare.
Se vi ricordate è il sesto menù di Tommy nell'arco di due giorni. Addio fegato!
Alex iniziò a sbarellare, ma uscito dal fast food insieme a Tommy, si avvicinarono barcollando sotto un'altra insegna rossa, molto distante (ma visibile) dagli altri.
Cek e Pera videro e ben presto riconobbero Jack, Levy e Giof, ed insieme si unirono in uno stesso gruppo sotto un unico cartello rosso. Degli altri non c'era traccia.
Dovete sapere che Tommy li stava fissando da 30 minuti circa ma che essendo praticamente cieco non li riconosceva.
Vabbè alla fine tutto andò per il meglio perchè Alex li vide ed insieme al "cieco" si riaggrupparono sotto un'unica insegna rossa.
Il loro itinerario continuava, senza sosta e senza paura. Erano affascinati da quella città e da questo nuovo ambiente, in cui stavano penetrando. Interessati e curiosi, forse folli ed incoscienti, o forse solo giovani.



3 Comments:
UEH!!! CHE FIGAAATTTTTTAAAAA!!!
MEGLIO DI UNA SBRONZA!!!
AHAHAHAHAHAHAHAHAH!!!
UEH!!! CHE FIGAAAATTTTAAAA!!!
MEGLIO DI UNA SBRONZA!!!
AHAH...AHAH...AHAH...AHAH...AHAH...
ma è sempre la solita palla...ps: ma pero' non si dice si dice o ma o pero' pera
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