venerdì, marzo 23, 2007

Sogno di una notte: parte two


Come fumo passivo la valle si riempì di bianche nuvole. Era nel deserto più desolato ed il sole laggiù, dietro l'Infinito, si tuffava in quello splendente mare di sabbia. Rosso era il colore che bruciava intorno a lui sentendolo ora proprio ora estraneo.
Alzò lo sguardo al cielo, Lucifero splendeva orgogliosa, lei, guida di marinai antichi e viandanti remoti.
Scagliò una freccia a quel faro sicuro e con lo sguardo seguì il suo lungo viaggio.
L'universo, colpito nel cuore, era un grandissimo specchio che andava in frantumi;
la strada da percorrere era lunga, il deserto vasto e spietato, intorno al lui cristalli di cielo si schiantavano pesantemente sulla sabbia. Corse ma il sole, la sua salvezza, era ancora troppo lontano quindi si fermò a guardare il suo riflesso sulla sabbia d'orata.
Frequenze d'onde debolmente sospinte verso la riva spezzettavano quel ritratto impressionista, le macchie di colore che figuravano il suo viso prendevano forma e rendevano un angelo irradiato dalla luce ciò che era il banale mondo della realtà.
Si tuffò ma rigido si sentì un sasso, il suo corpo troppo pesante sprofondava. L'acqua era profonda e l'ombra del sole, ormai una stella nei suoi ricordi, stava lentamente sparendo. Fissandola come un sommo desiderio ed arrancando cercò di risalire. Il fiato mancava, imprecando continuava la sua discesa senza speranza. Nuotava ma tutto fu inutile e l'oceano lo inghiotti. Con l'acqua che glia aveva ormai riempito i polmoni raggiunse il fondo, più nulla.
Si risvegliò sulle rive di un lago, un luogo familiare e bellissimo, gli alti abeti conoravano quel paradiso terrestre come cornice di un quadro realista ed all'orizzonte le montagne innevate erano gli specchi della bellezza del sole.
La sua anima prima presa dall'angoscia era ora quieta e felice. La bellezza di quel paesaggio era filtrata nei suoi sentimenti e tutto era immobile e bellissimo.
Mentre ancora cercava di ritrovarsi in quel luogo sentì da dietro una frasca un risata che, tanto ingenua quanto spensierata, lo costrinse a voltarsi.
Dietro quella siepe che fino ad allora gli aveva coperto la vista, stava un piccolo lago d'acqua argentata, i salici sulla riva opposta sembravano abbeverarsi come animali in un oasi dopo un lungo cammino. Poteva essere il paradiso. Era il paradiso.
Ma non fu questo a colpirlo, la sua attenzione fu catturata da un figura di donna che in mezzo al lago nuotava e cantava, forse ignara della sua presenza, forse indifferente.
Era una ragazza bellissima, vestita di niente, solo lunghi capelli biondi le sfioravano il corpo seguendola poi, persi nell'acqua, come un lungo vestito vestito da sposa.
Nel vederla rimase immobile, quasi imbecille, in piedi senza dire un parola.
Tutto ciò che lo circondava spariva, quello che prima era il paradiso ora era nulla.
La ragazza lo vide, ferma in mezzo al lago non disse una parola e senza alcun frivolo sentimento di pudore si alzò in piedi.
Nessun pensiero osò interrompere quel magnifico incantesimo di sguardi. La ragazza continuava a fissarlo.
Senza accorgersene mosse il primo passo verso il lago, lei rimaneva li, non un gesto, non una parola, tutto era già troppo chiaro.
Il cuore batteva, impazziva spinto da un fortissima angoscia. Ma non gli importava, anzi, probabilmente neanche lo sentiva.
Il primo passo nell'acqua, era gelida, ma non gli importava, probabilmente neanche se ne accorgeva. Un branco di piccoli pesci fuggì via saltando.
Ora l'acqua gli arrivava alla vita, era di fronte a lei. Non aveva mai smesso di guardarla in tutto questo tempo.
I suoi occhi che gli erano ora vicini, pensò fossero lo specchio di quel magnifico paesaggio,erano verdi del riflesso dell'acqua, ma contenevano la bontà di chi innocente arriva al mondo, la tristezza di chi innocente ha imparato a conoscerlo.
L'angelo gli pose le mai. Un brivido gli percorse la schiena per fermarsi allo stomaco. Sotto la luce del sole al tramonto gli smeraldi della città di Oz mai avrebbero brillato così.
Più niente. Perso negli occhi di quella bellissima ragazza entrò in quell'infinito nulla che era nelle sue pupille, si dimenticò di esistere. Un vento gelido gli penetrò le ossa. Come da un lungo sonno si risvegliò di soprassalto, riprese coscienza di se stesso. Una tremenda paura gli prese le membra. Stava cadendo. Stava cadendo nel nulla.
R.C.

2 Comments:

Blogger MarlboroJack said...

pultroppo dovrò rompervi i coglioni con questa storia almeno un altra volta....bosco!
RC

3:47 PM  
Anonymous Anonimo said...

bella davvero complimenti...

.cek

ps. fatti meno canne ricca o almeno fattele con noi che cacchio... sei egoista!

ps2. scherzo

ps3.fa le buche la ps3 ha 8 core da 3,2 ghz e 80 gb di hd... cazzarola

ps4. basta

5:03 PM  

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