venerdì, aprile 27, 2007

24/04/07 Serata della Madonna Ciccone sotto la Piramide...



Happiness is a warm gun.....Wanna corrupt you!

venerdì, aprile 20, 2007

Aspettando le trombe di Gerico...

Erano le 19.46 e Zimmerstrasse era tutto sommato una strada tranquilla a quell'ora del giorno, poco affollata, i lavori in corso all'altezza del quartiere di Medzner ne impedivano il fluire del traffico.
Peter ed Helmut erano rimasti gli ultimi al cantiere e dall'alto dell'impalcatura di fronte al laboratorio del signor Kostner osservavano il muro.
Una prima cinta alta piu di tre metri si innalzava a pochi passi dai loro nasi, tre o quattro metri piu in la si stendeva una seconda linea muraria, decisamente piu bassa, circa due metri; coronata da una fitta recinzione di filo spinato lasciava a malapena intravedere il Friedrichstraße, ovvero il "Checkpoint Charlie", come lo chiamavano i "cugini"; era uno dei pochi punti d'accesso rimasto ancora aperto ai turisti per la Berlino Ovest.
In realtà Peter ed Helmut dell'altra faccia della città ne sapevano ben poco; in effetti loro sotto l'ombra del muro ci erano nati, allorpiù qualche amico piu grande aveva giusto accennato al fatto che si bevesse una birra migliore, questione di gusti in fondo, tutto il resto era frutto della fantasia di due diciottenni che aspiravano a qualcosa di piu che ad una vita da manovali. Fu li dunque che maturò il loro piano evasivo.
Trascorsero altre due ore ad osservare i movimenti delle guardie di frontiera dall'alto del loro nascondiglio; studiavano ogni singolo potenziale appiglio: ogni fessura, ogni crepa li avrebbero aiutati a delineare il giusto percorso...
Quand'ecco che Peter irruppe in quel teso silenzio:
-E' il momento!- si rivolse all'amico -Forse le trombe di Gerico un giorno suoneranno anche qui, ma se c'è un cosa ache ho imparato proprio da questa città, è che se vuoi davvero qualcosa, allora te la devi prendere, e questa è la nostra occasione! Andiamo Helmut...-

Saltarono dalla impalcatura nella cosiddetta "striscia della morte", una striscia di terreno nudo tra il muro ed un secondo muro parallelo, e corsero a tutta velocita in prossimita della seconda cinta alta solo due metri e sormontata da filo spinato, si accinsero dunque a valicare l'ostacolo per poi ricadere nel quartiere di Kreuzberg a Berlino Ovest, vicino al Checkpoint Charlie. Quando i due raggiunsero però il secondo muro le guardie iniziarono a sparare. Helmut riuscì comunque a superare il valico mentre Peter fu colpito al bacino mentre si arrampicava davanti a centinaia di testimoni. Cadde all’indietro nella striscia della morte dove rimase in vista dei cittadini occidentali, di molti giornalisti e naturalmente delle guardie di frontiera dell’est. Nonostante le sue urla non ricevette alcun soccorso medico. Morì dopo circa un’ora di agonia.

D_G


sabato, aprile 14, 2007

Folla


Ed ogni giorno sei solo. Camminando lungo una strada incontri tanti volti che ti concedono uno sguardo, tanti volti buffi, da schiaffi, truzzi, fatti o solamente volti.

Ma questo molto spesso non lo noti, la vita della città ormai ti ha abituato a viaggiare in mezzo a sconosciuti a non fissare la tua attenzione sul prossimo e così rientrano, risucchiati da questa grigia omogeneizzazione, nel naturale paesaggio cittadino.

Cammini, la tua musica negli orecchi ti fa appena sentire il sobbalzare dei tuoi passi, anzi, anche quello ti è tolto, questa ti estirpa infatti dalla realtà per farti raggiungere pensieri lontanissimi da Firenze o magari il nulla.

Forse però quella musica è proprio quello che ti salva dall'essere fagocitato anche te dal noioso ritmo blando della monotonia (come si scrive bene questa parola, provate anche voi... monotonia:)) stai camminando trascinato dalla solita corrente della fretta, ormai d'obbligo in questa società, che accompagna il tuo tragitto mattutino per raggiungere la scuola, non per niente è completamente assente durante una forca... stai camminando quindi così, estraniato dal mondo, quando all'altezza di via Giusti (incrocio con Borgo Pinti) il tuo sguardo incontra accidentalmente quello di un altra persona. Sembra veramente incazzato nero, di quelli che si svegliano male e così finiranno la giornata. Già, sembra divorato da una di quelle angosce che ti strappano dal concreto per farti navigare tra i pensieri più disparati. Ma ciò in fondo non è poi così raro ne quel ragazzo poi così poco comune, quindi ancora fremendo per l'angoscia del giorno scolastico continui a passo svelto il tuo tragitto...

E così ancora una volta sei solo. Cammini scandagliando il terreno con sguardo furibondo... il mondo in cui sei capitato è davvero una merda, probabilmente se fossi nato qualche centinaia di anni prima allora si che saresti stato bene, signorotto di qualche famiglia agiata per la vita, ma a questo non pensi, il mondo è una merda.

I tuoi passi pesanti ti provocano un tremito per tutte le membra, che si unisce alla forte tensione che hai già per conto tu.

Cazzo, c'era proprio bisogno di sputartelo così in faccia, pensi... se c'è una cosa che ti fa incazzare è quando la tua ragazza ti riattacca in faccia per non farsi più sentire per ore, ma ora la lasci, stai pensando, questa volta ha sorpassato il limite, anzi no, ora andrò da lei e gli dirò tutto, tutto quello che mai gli ho detto! alzi la testa per guardare il tuo cammino, incontri lo sguardo di un giovane studente, ti fissa per un attimo ma non sembra neanche notarti, riguardi il tuo cammino, ritorni ai tuoi pensieri; questa volta quei cazzo di occhioni non basteranno a zittirmi, questa volta tirerò fuori la palle e farò valere le mie ragioni, già e finita cazzo... questa volta.... questa volta..... ma anche questa volta non farai proprio nulla, ti comprerai un pacchetto di “Lucky strike” e telo finirai su di una panchina di Pzz.le Donatello, anche questa volta ti ricorderai che l'ami...

Il gesto sgarbato di quel ragazzo che ti ha urtato per pagare per primo alla cassa ti ha un po' indispettito, ma d'altronde si vendeva lontano un miglio che aveva i suoi cazzi e comunque chissene, oggi sei felice e lo rimarrai per tutto il giorno. E' un lunedì e non c'è niente di più bello che iniziare la settimana con una buona colazione e molta calma. Così già da ieri sera, ti eri prefissata una di quelle sveglie lente e pacifiche, una doccia finalmente goduta ed una colazione invidiabile. Ovviamente te, ancora pischellina del liceo, ti eri decisa ad entrare a lezione con un'oretta di ritardo, tanto per non essere poi mangiata dai sensi di colpa di una forca gratuita.

Ma il tuo ritmo così agiato, la tua completa assenza di preoccupazioni non bastano certo e rendere questa giornata “perfetta”...hai davanti hai tuoi occhi il tuo desiderio più bramato, il tuo sogno nel cassetto, il ragazzo che ti ha fatto letteralmente impazzire per più di un' anno e che sei riuscita solo dopo mesi di esercizi sulla respirazione e sull'autocontrollo, a fartelo presentare da unamicodiunamico. Ed ora la Fortuna tel' ha buttato lì, tanto inaspettato quanto gradito, su un piatto d'argento. State facendo colazione insieme! Telo mangerai vivo... vedi, già sorride, si diverte! Ora gli chiederai il numero, uscirete e..... Si, questa sarà una bellissima giornata.

Ma questa che cavolo vuole? Ora perché ci ho parlato una volta che mela devo sorbire per tutta l'ora? e dire che ero venuto qua per stare tranquillo, per studiare! E dire poi che prima ci mancava poco che non rovesciasse tutto il cappuccio su quel tizio...cacchio, stai un po' attenta ciccia!e poi quando deve parlare diventa tutta rossa, fa due grandi respiri e dice parole disconnesse e balbettate, mica la interrogo!Che palle.... Vabè continuiamo a sorridere e speriamo che quest' ora passi presto...

Sei solo. Ti leggi il tuo giornale nella noia di tutti i giorni, sei vecchio e gli anni, dentro questa città, si fanno sentire più che mai. Qui sei nato e qui morirai e mentre te, poi in fondo, sei rimasto sempre lo stesso, tutto intorno è cambiato.

Il grigio squallore del piombo che respiri ormai da anni ti ha ingiallito la pelle e ti ha strappato, respiro dopo respiro, anche l'ultimo sorriso. La vita d'altronde gli ha dato una mano. Ora siedi sul solito tavolino del solito bar e leggi le solite notizie del solito giornale, la “gazzetta” perché in fondo del mondo non tene frega proprio niente. Un cappuccio, due cucchiaini di dietol e mezza pasta perché ormai si è vecchi... vedi davanti a te due ragazzi, coppia stranamente assortita, pensi, e nel grigiume che ormai è penetrato anche nel tuo pensiero in loro vedi solo una ragazzina invaghita ed un giovane che dietro un sorriso di convenzione cerca solo di sbolognarsela. Ti perdi un attimo nei ricordi della gioventù. Prendi il cappello ed esci. Appena fuori ti accendi la tua sigaretta, è già la terza della mattinata, ma tanto, ormai, sei vecchio.

Ora ti dirigi verso piazza D'azzelio. Rimarrai così, mummificato su una panchina a fumare lasciando che il tempo scorra lentamente via da te, come questo inverno che troppo ti ha già acciaccato. La fretta degli altri non è più la tua, quella che tanto hai odiato ora ti manca, ma la vecchiaia ha assopito anche questi sentimenti e cerchi, ora solo nell'ostilità col mondo intero, un po' di vita.

Sei ancora solo. Ti hanno abbandonato, ti hanno preso a pesci in faccia, il mondo intero ti ha sputato addosso, ripudiato, negato. La fortuna per te non esiste, e come potrebbe? solo la scelleratezza e la crudeltà intrinseca degli uomini ti accompagnano per la tua strada. Ma di tutto questo non tene accorgi e continui fiero il tuo vagare senza una meta, perché nella tua ignoranza vuoi vivere, vuoi solo vivere. Proprio poco tempo addietro un signore ti ha riempito di botte solo perché gli annusavi la scarpa. Povero vecchio, neanche si teneva in piedi ma ti sferzava colpi intrisi d'odio. E te come al solito accusavi, te randagio, te abbandonato, te indifeso. Ma di questa enorme ingiustizia, di questo torto così malvagio non ti interessavi, volevi solo vivere. E così sei fuggito con la coda tra le gambe in cerca di speranza, se non anche di cibo. Ora vaghi ancora per questa immensa piazza, i tuoi simili più grossi ti ringhiano contro, altri ti fanno le feste, è questo un piccolo gesto che ti riempie il cuore di felicità. Fa caldo ormai, la pesante ombra non ti serve a trovare sollievo. Hai sete. Se pur recintato non ci pensi due volte prima di buttarti a capofitto dentro la fontana al centro della piazza, seguito poi dall'ilarità generale dei passanti. Quando finalmente ti sei rinfrescato esci soddisfatto da quella singolare piscina e ti scuoti spruzzando una vecchietta rimasta molto contrariata. Poi vedi lontana, che si aggira intorno al parco dei bambini, una faccia nuova, non l'avevi mai vista in tutti questi mesi che ti eri stabilito in questa piazza. I vostri sguardi si incrociano. Vi avvicinate l'uno all'altro, rimani diffidente per questa invasione del territorio, ma si lascia annusare, è un tipo apposto. Vi hanno abbandonato, vi hanno presi a pesci in faccia, il mondo intero vi ha sputato addosso, ripudiato, negato. Siete i reietti della società, ma la strada vi ha unito ed ora siete due.

R.C.

venerdì, aprile 13, 2007

Una notte piena di stelle - Parte seconda

-Uaghhhhhh...- Sbadiglio rumorosamente Betty Drum mentre faticava a riconoscere sua quella bocca impastata. Si apprestava così in precario equilibrio ad esplorare quel quadro Escheriano magicamente dipintosi davanti ai suoi occhi, disorientato da quel labirinto di corridoi e scale di cui a stento recava memoria. Si rimproverò solo allora per tutte le lezioni di algebra invece trascorse tra un FPS e un tavolino del Cardillac.
Riusci comunque ad incrociare Gioff per quell' andito stretto e contorto.
I jeans aderenti, strappati qua e la, lasciavano appena appena trasudare qualche macchia di sangue intorno alle ginocchia. Persino i suoi seducenti (asd... lol... rotfl...) occhi azzurri rimanevano come impigliati in quella fitta rete di capillari...

Sono le 10.57 del 16 Maggio 2006...

Mr C. e Betty si guardano malignamente negli occhi mentre Gioff mescola avidamente il mazzo di "Trevisane" ... Le regole sono già stabilite, il piatto importante: tre carte a testa, o sei dentro o sei fuori.
-Che il gioco abbia inizio- sogghignò il Jack di Picche.




D_G

martedì, aprile 10, 2007

LiGhT@FoG

La città è buia, oscura. Non vi sono luci, insegne illuminate,non vi è la solita gente distesa sui marciapiedi che cerca di smaltire un’altra sbornia.
Nulla e nessuno.
Anche la luna piena sembra pallida in questa notte di Agosto. Tutti dormono o almeno lo fanno credere. Regna solo il silenzio, che occulta tutto, che nasconde la vera realtà delle strade, la crudeltà del giorno, la fatica e il sudore che permea la vita di ogni uomo, la sofferenza e le lacrime.

Una sottile foschia si diffonde in questo clima surreale, quasi macabro, una nebbia che viene trafitta solo da un lume, da una finestra illuminata, da una lacrima che brilla nell’oscurità.
La città è buia, oscura.
Strazianti singhiozzi di pianto. Distesa sul suo letto cerca di addormentarsi, ma è difficile. La notte è lunga e il ricordo di ciò che ha perso è troppo vicino, troppo presente nella sua mente. Strazianti singhiozzi di pianto.
Aveva acceso la luce per sentirsi meno sola, ma la foto che vi era accanto che li raffigurava insieme era come un’agonia per lei. La prese e la gettò per terra. Il vetro si ruppe e con esso anche il suo cuore, mille piccoli pezzi, mille piccoli ricordi.
Raccolse la foto. Erano felici, erano insieme, erano per sempre. Una lacrima cadde.
Erano.
Lui non c’era più. Era andato via come il sole quando tramonta. Lentamente e senza disturbare troppo. Bello si, ma lentamente e senza disturbare troppo.
Soffoca il respiro. La stanza vuota, rimane solo l’intermittenza della luce morta della lampada e polvere per terra bagnata dalle lacrime.
Non c’è movimento. Soffoca il respiro.
Erano.
Non ha sangue, è impassibile davanti alla visione di quella foto. Ricordi le passano davanti. Bei ricordi. Erano felici, erano insieme, erano per sempre.
Erano.
Non ha lacrime. Troppo grande il dolore per piangere, troppo grande per distruggersi.
E’ impassibile, ferma. Gli occhi come ghiaccio sono fissi a quella foto. Troppo grande il dolore per piangere, troppo forte il ricordo per distruggersi.

Stesso momento, stessa città, stessa foschia, stesso silenzio.
Luce spenta, buio, solo la luce della luna pallida in cielo.
Ma mente accesa, pensieri e paranoie gli sorgono in testa. Ha paura, paura di aver sbagliato.
Non puoi sbagliare, devi essere sicuro di ciò che fai, sicuro e consapevole di ciò che ti aspetta.
La vita è fatta di scelte, che portano ognuna da una parte.
Non esiste destino, o almeno esiste ma sei te che lo fai.
Si sta convincendo che la sua scelta è la migliore, che soffrirà ma il tempo riaccomoda sempre tutto.
In realtà la sua assenza è pesante, troppo, e lo sa bene.
Ha paura, paura di aver sbagliato.
Freddo sudore bagna il suo corpo, non riesce a stare fermo.
Apre il suo pacchetto di Marlboro ormai quasi finito.
Resta solo una sigaretta, in quel pacchetto, l’ultima.
La sfila, la mette in bocca e con sguardo serio la accende.
La città è buia, oscura. Non vi sono luci, se non quella emanata dal cicchino acceso.
L’ultima sigaretta del pacchetto, l’ultima di quella notte, l’ultima di quella vita passata con lei.
L’ultima pensando a lei.
In realtà la sua assenza è pesante, troppo, e lo sa bene.
Finì la sigaretta. La spense. Si distese sul letto,chiuse gli occhi ma la mente si trovava da un’altra parte, in un altro mondo.
Tutto nella sua testa oscillava.
L’oscurità che aveva intorno sembrava muoversi.
Chiuse gli occhi, non il cuore.

“La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia.”

Oscilla. Continuo. Incessante.
Immobile.


Mjk